Halloween, una festa nostrana

È giunto anche quest’anno Halloween, la notte delle polemiche: è da un po’ di tempo che è ormai di moda contrastare l’avanzata di una festa estera con argomenti del tipo “Non è una festa italiana!”, “Teniamoci le nostre feste!”, parole che evocano molti più fantasmi e caccia alle streghe di quanto non faccia il 31 ottobre. 



Da bravi Ghostbuster, quindi, proponiamo gli atti del convegno Vampiri, non morti e ritornanti, suggerendo in particolare la lettura dell’intervento Morti che mangiano del nostro Dario Inglese, che ci ricorda che il passaggio tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre è avvertito come popolato di spiriti anche nella tradizione nostrana.

«La notte del 2 novembre cade uno dei momenti più importanti del calendario festivo palermitano. È lu jornu di lì morti: i defunti fanno visita ai propri congiunti rimasti in vita e tornano temporaneamente alle loro vecchie case. Ogni famiglia si prepara imbandendo una mensa nella stanza più bella e ponendo al centro della tavolata u cannistru: un cesto in vimini pieno di leccornie. Ai bambini si racconta che arriveranno i morti a mangiare e riposare un po’. In cambio, porteranno doni e lasceranno che i piccoli mangino le cibarie il giorno seguente. Elementi chiave quali il cibo e la dimensione comunitaria del suo consumo, il dono, lo scambio e l’elaborazione rituale del cordoglio s’intrecciano in questa notte dai molteplici significati. I morti tornano ciclicamente a rinvigorire la comunità e, non a caso, hanno un rapporto privilegiato con i bambini, figure liminali e non ancora pienamente socializzate. Attraverso i ricordi del bimbo che ha vissuto tante di quelle sere e le riflessioni dell’antropologo che tempo dopo, con la stessa curiosità, si è occupato del ciclo festivo siciliano, racconterò cosa accade quella notte. Come ci si prepara, cosa si prova nell’attesa e quali possono essere i significati profondi di questo giorno.»

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