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Marta Villa ci racconta il Sessantotto attraverso le voci di chi lo ha vissuto

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«Questo volume vuole essere una testimonianza della pluralità di sguardi che alla fine degli anni Sessanta si sono intrecciati nella città di Trento, e che sono stati indagati nel corso del progetto di ricerca Io non c’ero o se c’ero non dormivo. Trento allo specchio: memorie, immagini e narrazioni di luoghi, finanziato dalla Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, attraverso il Bando per Progetti di valorizzazione della memoria delle comunità 2017.
Saranno qui presentati i risultati derivati da questa indagine scientifica, rappresentativi delle diverse voci che hanno concorso alla sua realizzazione. Il focus principale di ogni intervento è stato legato alla memoria degli spazi e dei luoghi della città di Trento in relazione agli eventi accaduti in quel periodo, che hanno coinvolto i giovani di allora, attori del processo storico, e la cittadinanza. L’idea principale che ha indirizzato l’indagine è che la memoria sia qualcosa che appartiene al presente e vive in esso, e non mera archeologia del passato: essa diviene così una pratica vitale.

L’ambito della memoria dei luoghi risulta estremamente attuale, poiché permette di avvicinare le persone sia agli spazi sia tra loro, coinvolgendole attivamente e ravvivando in quelle più anziane il senso di utilità dei loro ricordi. I giovani, grazie alla conoscenza e alla trasmissione di questa eredità, si possono sentire maggiormente legati al luogo in cui sono nati o vivono la loro quotidianità. Molti di questi ambienti sono ora frequentati da generazioni che probabilmente non li associano agli eventi del passato.

Gli elementi distintivi del progetto sono stati: la multidisciplinarietà delle prospettive e metodologie di analisi e l’interdisciplinarietà del gruppo di ricerca; la coralità delle voci presentate, alcune mai ascoltate fino a oggi; la presenza di alcune testimonianze scritte inedite; la riflessione autorevole di docenti universitari o membri del panorama intellettuale italiano.

Il progetto è nato per favorire la raccolta di un gruppo molto eterogeneo di voci: i rappresentanti della protesta giovanile legati alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, i cittadini appartenenti al mondo cattolico, i lavoratori del Museo Tridentino di Scienze Naturali, posizionato dal 1924 all’ultimo piano del palazzo di Sociologia, gli studenti e i docenti che non vollero, per diversi motivi, partecipare alla protesta o che la guardarono sostenendo punti di vista differenti. Le narrazioni hanno messo in luce svariati aspetti: la relazione con docenti provenienti da diverse realtà italiane, l’intreccio con il mondo politico che ha voluto la nascita dell’Università di Trento, i legami con altre realtà europee sono le componenti più significative dei racconti raccolti durante la fase di ricerca sul campo, svoltasi attraverso la metodologia sia antropologica sia sociologica.

La retorica, che ha spesso connotato questo momento storico, è stata messa in discussione dalle parole di alcuni partecipanti che, per la prima volta, hanno narrato i loro ricordi permettendone la condivisione. L’utilizzo, inoltre, dello sguardo dei giovani di oggi ha permesso di analizzare criticamente le diverse componenti della società di allora: l’approccio multisituato e l’antropologia applicativa hanno dato corpo al confronto tra i testimoni ancora viventi e gli studenti di oggi al fine di comprendere il fenomeno Sessantotto e la memoria controversa a esso associata.

L’indagine, spiccatamente antropologica e sociologica, si è discostata infatti dalla metodologia della storia orale, già largamente utilizzata per indagare questo periodo storico: proprio per enfatizzare l’elemento chiave del passaggio intergenerazionale di questa particolare memoria, sono stati coinvolti gli studenti del corso di Metodi qualitativi e Laboratorio di ricerca afferenti alla laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento (anno accademico 2017-18). Questi ultimi hanno intervistato 20 attuali studenti dei diversi dipartimenti dell’ateneo trentino, eterogenei per età, sesso, provenienza, e 21 testimoni di allora. La riflessione teorica, l’analisi critica e le discussioni in aula supervisionate da chi scrive e dalla professoressa Albertina Pretto hanno contribuito alla realizzazione di questa ricerca, di cui il volume vuole essere una sintesi, seppur non esaustiva.

L’associazione pedagogica e culturale Sintesi-Museo Didattico, che da tempo promuove attività culturali sul territorio legate alla dimensione della valorizzazione della memoria dei luoghi attraverso la ricerca scientifica e poi la restituzione al pubblico con diverse modalità di divulgazione, ha ideato, coordinato e realizzato l’intero percorso progettuale; lo stesso presidente Domenico Nisi si è reso disponibile come testimone di quell’epoca, essendo stato presidente degli studenti a Brescia alla fine degli anni Sessanta.

Il progetto è stato sostenuto scientificamente dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale – e in particolare dal suo direttore, professor Mario Diani, che ha coordinato i diversi interventi realizzati in occasione del cinquantesimo anniversario del Sessantotto – e patrocinato dai seguenti enti culturali e istituzionali: Comune di Trento (sindaco dottor Alessandro Andreatta e assessori alla Cultura succedutisi, avvocato Andrea Robol e dottor Corrado Bungaro), Muse (direttore dottor Michele Lanzinger), Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani (presidente dottor Massimiliano Pilati), Associazione Museo storico in Trento (vicepresidente professor Vincenzo Calì), Club per l’Unesco di Trento (delegato per il progetto dottor Marco Bottesi).

Le diverse realtà partner del progetto, fra cui il Comune di Trento, hanno collaborato alla realizzazione di serate di divulgazione dei risultati organizzate sul territorio; il Club per l’unesco di Trento è stato inoltre cassa di risonanza, a livello nazionale, del progetto e delle sue ricadute grazie ai propri network. Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani ha fornito collaborazione per la progettazione e la diffusione anche tra i più giovani dei risultati, il muse e l’Associazione Museo storico in Trento hanno messo a disposizione l’archivio documentario.

Punto di forza del progetto è stato quello di raccordare le generazioni del passato con quelle più giovani, che, frequentando i medesimi spazi, hanno vissuto e vivono una relazione significativa con i luoghi e la memoria che essi portano con sé. La fase di ricerca scientifica è stata affiancata infatti da un’opera di divulgazione dei risultati in sedi differenti: il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento per gli studenti universitari di oggi, le sale della città per i cittadini e una relazione privilegiata con le scuole superiori, in particolare il Liceo classico “E. Prati”, attraverso lezioni specifiche agli studenti maturandi. La restituzione alla comunità e la realizzazione di materiali divulgativi permanenti sono servite a sensibilizzare la cittadinanza e le sue culture politiche attraverso momenti di dibattito e confronto sia sull’importanza sociale della memoria sia, più nello specifico, sugli eventi di una pagina storica che rischiano di essere tramandati solo attraverso retoriche spesso acritiche, che difficilmente intercettano i giovani di oggi.

L’obiettivo generale del progetto è stato quello di dare una voce nuova alla narrazione della memoria della città di Trento in relazione agli eventi degli anni Sessanta, elaborando la testimonianza che i luoghi della città racchiudono in sé. La memoria dei fatti, dei personaggi e degli spazi, attraverso modalità divulgative ed emozionali, è stata ricostruita per i più giovani al fine di permettere loro di avere un’idea multidimensionale di un passato rimosso, stigmatizzato o mitizzato. La raccolta di documenti e di testimonianze visuali e orali ha creato una mappa specifica della città di Trento volta a promuovere la conoscenza del valore della memoria dal punto di vista civico, antropologico, sociologico e storico. Inoltre è stata fatta riemergere, grazie al lavoro di indagine sul campo, una serie di eventi e luoghi dimenticati che ha permesso di risensibilizzare i cittadini. Le attività realizzate hanno evidenziato le diverse prospettive di analisi dei fenomeni implicate nella ricerca. Rispetto a una conoscenza e a una narrazione a senso unico, si è voluto privilegiare un approccio critico, coinvolgente e partecipativo. Nel contempo la divulgazione è stata implementata dall’utilizzo dei canali media e social network (Facebook e Instagram) che hanno reso più semplice la comunicazione all’esterno delle diverse fasi. Tali canali hanno favorito anche una maggiore possibilità di coinvolgimento diretto della cittadinanza interessata e della popolazione studentesca universitaria.

Il finanziamento del progetto ha permesso di ideare e realizzare, sotto la competente regia di Claudio Del Frari, un documentario contenente la sintesi delle testimonianze raccolte durante la ricerca sul campo.

Per consentire una fruizione più allargata dei materiali è stato creato un sito web (www.trentoallospecchio.it) dedicato a contenere tutta la documentazione (brani di interviste videoregistrate, trascrizione delle parole dei testimoni di allora che ne hanno autorizzato la divulgazione, fotografie della ricerca, materiali del convegno) fruibili sia da studiosi, sia da altri testimoni di allora non più presenti a Trento, sia dagli studenti delle scuole superiori e delle università italiane e straniere. È stato realizzato anche un viaggio-studio con alcuni studenti a Parigi: dato che uno dei testimoni chiave ha rievocato la sua esperienza nella capitale francese insieme a Rostagno, si è deciso sia di andare a visionare i documenti presenti agli Archives nationales, le mostre realizzate per il cinquantenario del Maggio parigino, la documentazione iconografica del movimento d’oltralpe così significativa per gli studenti trentini, sia di ripercorrere i luoghi descritti nella narrazione per comprenderne il senso.

Sono stati realizzati infine sia un convegno scientifico, dove sono stati presentati i risultati della ricerca e le riflessioni di alcuni testimoni chiave, sia una passeggiata a Trento guidata dal dottor Adriano Motta, attraverso i luoghi della memoria di quell’epoca.

La Parte prima del volume comprende la presentazione e l’analisi, da parte di chi scrive, secondo la metodologia della ricerca antropologica, delle testimonianze fornite dai protagonisti di allora, che come in un madrigale a quattro voci hanno ciascuna un ruolo significativo individuale, ma che solo nell’intersezione polifonica permettono l’emersione di una memoria dai tratti consonanti, a volte con passaggi dissonanti: ogni tessitura vocale consente di godere sia dell’individuale linea melodica del ricordo sia dell’armonizzazione con le altre narrazioni al fine di rendere una memoria corale capace di emozionare. La relazione tra il Sessantotto, la sua memoria e la sua costruzione mitica e le attuali generazioni giovanili, che frequentano e abitano la città di Trento, è stata indagata da Luigi Schiavo, che ha messo in luce quanto si sia da un lato interrotto il passaggio della testimonianza intergenerazionale e quanto invece gli studenti attuali siano interessati a conoscere cosa sia accaduto negli spazi da loro quotidianamente attraversati. Una parte di questo complesso lavoro di ricerca ha dato vita a una tesi di laurea magistrale (Motta, 2018), di cui successivamente si offre una sintesi, in cui l’autore riflette sul conflitto sociale in relazione ai luoghi della città, agli spazi quindi utilizzati e che hanno subito per questo una rielaborazione successiva.

La Parte seconda ha voluto mettere in rilievo la riflessione di chi è stato presente in quel memorabile periodo e, dopo cinquant’anni, ha voluto fissare sulla carta la propria interpretazione: voci differenti sia per quanto riguarda la posizione assunta in quel momento storico, sia per la originalità scientifica dei vari autori. C’è infatti chi ha tratto le sue considerazioni con l’occhio dello storico contemporaneo, come Vincenzo Calì; chi con lo sguardo del filosofo della scienza, formatosi proprio in quella università impostata secondo una logica che le successive contestazioni hanno completamente ribaltato e cancellato, come Giuliano Di Bernardo; chi da politologo e storico delle dottrine politiche, ed è il caso di Giorgio Galli, ha ricoperto la carica di docente in quel 1969 in cui si avviò il progetto alberoniano e ha voluto portare l’attenzione sul fallimento di quel disegno riformista; chi infine, come Renzo Gubert, da sociologo urbano e rurale, ha vissuto un’esperienza diversa rispetto al resto degli appartenenti al movimento studentesco, e offre quindi una riflessione che egli stesso definisce non convenzionale.

La Parte terza presenta le voci in diretta di alcuni protagonisti, che hanno permesso la pubblicazione di passaggi fondamentali delle loro testimonianze: l’intervista a Tarcisio Andreolli, introdotta, condotta e rielaborata da Luigi Schiavo, illustra tutte le contraddizioni del mondo cattolico di allora e la posizione di chi quell’università l’aveva sognata e aveva concorso a crearla e mantenerla in vita; le toccanti parole di Leonardo Angelini ricordano Mauro Rostagno, un amico intimo capace di «scentrare» le persone mostrando loro la parte più vera di sé; l’intervista di Mino B. C. Garzia, che può essere consultata integralmente sul sito web del progetto, permette di ascoltare una visione nuova e fino a ora inedita di quei mesi. Maria Nicolodi, cittadina di Trento e allora giovane imprenditrice, ha offerto il suo ricordo degli eventi da un punto di vista particolarissimo, restituendoci quelle espressioni in vernacolo – volutamente non tradotte – di cui era testimone dietro il bancone del bar Prati, che gestiva all’epoca con la sorella, e che permettono di assaporare la vera dialettica tra la cittadinanza e i sociologi rivoluzionari.

Infine si è ritenuto doveroso pubblicare l’ultima intervista, introdotta e realizzata da Antonella Crestani, al professor Vincenzo Rutigliano, che ci sentiamo onorati di accogliere in queste pagine poiché ci consegna le sue riflessioni conclusive sulla questione sessantottina, da lui vissuta in prima persona e poi elaborata come docente negli anni successivi.

Nella speranza che questo lavoro, forse non del tutto convenzionale, restituisca punti di vista inediti, si augura una buona lettura.»

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